Storia del Comune

Geografia fisica

Il comune dista circa sei chilometri dal capoluogo, Biella, e sorge attorno all’antico nucleo di Andorno Cacciorna, sul versante sinistro della bassa valle Cervo (che prende il nome dal torrente omonimo), in una piana alluvionale situata ai piedi delle Prealpi biellesi. In tempi remoti, il locale territorio si estendeva, a ovest, fino alla Valle del Lys (o Valle di Gressoney) e, a nord-est, alla Valsesia, ed era attraversato da un’antica via di epoca romana che conduceva, attraverso la Valle d’Aosta, fino in Gallia. Nel 1898, Don Lorenzo Perosi compose in questa località – come ricorda una lapide affissa sulla casa parrocchiale – la maggior parte del suo oratorio La Risurrezione di Cristo.

Storia

La zona di Andorno, già in epoca romana doveva già avere degli insediamenti, attestati sia dal toponimo, sia dal ritrovamento di settanta monete antoniniane a Passo Breve, lungo un percorso che conduceva attraverso i vari passi sino in Valle d'Aosta e poi nelle Gallie.

Il comune prende il nome da Pietro Micca, eroe dell'assedio di Torino del 1706, il cui luogo di nascita è in realtà conteso fra la stessa Andorno e la confinante cittadina di Sagliano Micca, dove si trova quella che si ritiene sia stata la casa natale del patriota.

                                                                      « Chiusa dai monti che le stan d'intorno
                                                                         della gran valle dove il Cervo scorre
                                                                             salda come le mura di una torre
                                                                        grigio fior di montagna, s'erge Andorno

                                                                             Le tue casette sparse sul declivio
                                                                          verde dei colli, o ai lati della Nelva [3]
                                                                              paiono uscite da una fitta selva
                                                                            e odorano ancor di mirto e pino ...
                                                                            O gente forte l'esempio generoso
                                                                        del grande Micca ereditasti ed il cuore
                                                                          lo dice il tuo lavoro e quel fervore
                                                                         del tuo spirto tenace e laborioso... »


Simboli

Lo stemma del Comune è già raffigurato nel catasto Dragheti del 1594.

Il consegnamento del 1614 così lo descrive: “D’argento all’albero di faggio verde, sostenuto da due orsi al naturale, affrontati”.

Nel D.P.R. del 30 giugno 1963 lo stemma ed il gonfalone sono così descritti:

Stemma: d’argento, all’albero di verde uscente dalla punta e sostenuto da due orsi al naturale affrontati controrampanti, ornamenti esteriori del Comune.

Gonfalone: drappo partito di rosso e di bianco riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in argento: Comune di Andorno Micca.

Le parti in metallo ed i cordoni saranno argentati.

L’asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale.

Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome.

Cravatta e nastri tricolorati  dai colori nazionali frangiati d’argento.



Monumenti e luoghi d'interesse

Chiesa parrocchiale di San Lorenzo

La Chiesa parrocchiale di San Lorenzo è il monumento principale del comune: spicca con il suo campanile seientesco, il più alto del biellese; alla sua base sorgono la sacrestia e l'archivio parrocchiale. La chiesa fu edificata, secondo quanto riportano le Edizioni Bonechi, nel 1464; secondo altre fonti nel 1483, su una precedente struttura risalente al IX-X secolo; è stata poi più volte rimaneggiata, l'ultima nel XVIII secolo con la costruzione di una nuova facciata, opposta a quella originale.

Per avere la giusta percezione del cambiamento, si deve osservare la precedente facciata cinquecentesca con il suo ingresso murato e gli ornati in cotto smaltato, oggi con il ruolo di lato posteriore della chiesa. La facciata monocuspidale, suddivisa da lesene, realizza tre navate interne, un portone d'ingresso e due aperture laterali. Da notare: le decorazioni in cotto degli spioventi formati da archetti gotici, il cotto policromo del rosone centrale e delle due finestre ogivali, i putti e le foglie verdi che si rincorrono creando un'armoniosa cornice, paragonabile alle maioliche rinascimentali fiorentine.

Al suo interno sono conservate le spoglie del pittore e scenografo Bernardino Galliari. Tra i dipinti presenti nella parrocchiale troviamo una tela raffigurante il Martirio di San Lorenzo , opera di Bernardino Galliari, il pulpito scolpito durante la seconda metà del XVII secolo e proveniente dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie e la cappella intitolata a San Giulio edificata verso il 1680 in occasione della donazione del corpo del santo.

Altri edifici di rilievo

Tra gli altri edifici di rilievo ad Andorno Micca troviamo: la Commenda di Malta, la Chiesa parrocchiale di San Giuseppe di Casto (XVI secolo) con la sua torre campanaria, la Cappella degli Eremiti (nei boschi al confine con Selve Marcone) e una piccola pinacoteca risalente agli anni novanta, situata presso il palazzo comunale.


Economia

Conosciuta in passato come centro termale, Andorno Micca ha legato per decenni la propria economia all'industria tessile. Altre attività riguardano la costruzione di casseforti, serrature di sicurezza e serramenti in alluminio.

Prodotto tipico locale è il liquore Ratafià, preparato nell'originale con ciliegie nere ma anche nelle varianti con albicocche o noci. L'origine del nome è controversa, alcuni lo fanno derivare da un termine francese altri lo ritengono di origine creola. Nel 1700 il farmacista Pietro Rapa avviò la produzione e nel 1880 un pronipote, Giovanni Antonio Rapa riuscì a produrre un prodotto gradevole fabbricato con ciliegie nere, ginepro e noci.

A Carnevale viene prodotto un dolce rustico con farina gialla ed uvetta chiamato "fiacà".

Ogni lunedì feriale si tiene il mercato settimanale.


Amministrazione

Andorno fece parte, a cominciare dal 1973, della Comunità montana Bassa Valle Cervo.

Tale comunità montana fu in seguito accorpata dalla Regione Piemonte con la Comunità montana Alta Valle Cervo, andando a formare la Comunità Montana Valle Cervo - La Bursch, che ha sede a Andorno.



Santa Maria delle Grazie in Andorno
Storia della Commenda dell’ordine di Malta

Cos’è una Commenda

“Commenda” è un termine proveniente dal latino classico “commendare” e che trae origine da due termini “com” (con) e “mandare”, cioè “raccomandare, affidare” “In commendam”, alla lettera “in affidamento”, è quindi una voce che sta ad indicare essenzialmente un “beneficio” derivante da una rendita annessa ad un grado ecclesiastico o cavalleresco. Il cavaliere che ne era principale beneficiario veniva indicato con il termine di “commendatore”. Egli amministrava i beni costituenti la commenda che erano di proprietà dell’Ordine, trattenendo una parte delle rendite quale compenso del suo servizio.

L’Ordine di Malta

Sono diversi i nomi con cui, nel corso dei secoli, sono stati chiamati l’Ordine ed i suoi membri, in relazione ai luoghi che di volta in volta li videro protagonisti.

Essi nacquero con il nome di Cavalieri Ospitalieri (o Ospedalieri) con riferimento alla loro missione.

Ma vennero contemporaneamente chiamati anche Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, Giovanniti o Gerosolimitani.

Fin dal VII secolo Papa Gregorio Magno fece costruire un ospedale a Gerusalemme per la cura dei pellegrini cristiani in Terra Santa; l’ostello venne poi distrutto intorno all’anno 1000 ad opera dei musulmani.

Nel 1023 alcuni mercanti della repubblica marinara di Amalfi ottennero dal Califfo d’Egitto di ricostruire l’ospizio a Gerusalemme. Così sul luogo del monastero di San Giovanni Battista, vennero edificati una chiesa, un convento ed un ospedale nel quale assistere i pellegrini.

La struttura era servita da un ordine ospedaliero benedettino, divenuto poi un ordine religioso cavalleresco cristiano che sotto la guida del Beato Gerardo, suo fondatore, divenne indipendente e dotato di un proprio statuto.

I suoi membri indossavano una sopravveste nera con la caratteristica croce bianca ottagona che ancor oggi rappresenta il simbolo dell’Ordine.

Insieme ai Cavalieri Templari, formatisi poco dopo nel 1119, gli Ospitalieri divennero uno dei più potenti gruppi cristiani nell’area.

Tutti i Cavalieri erano religiosi, legati dai tre voti monastici di povertà, castità e obbedienza.

Le proprietà dell’Ordine erano suddivise in Priorati, Balìati e Commende.

Quando nel 1312 fu sciolto l’Ordine dei Templari, la gran parte delle sue proprietà venne conferita agli Ospitalieri.

La nascita del Regno di Gerusalemme ad opera dei crociati costrinse l’Ordine ad assumerne la difesa militare.

Così alla missione ospedaliera si aggiunse il compito di difesa della cristianità, con la costituzione di una ingente forza armata e di una potente flotta navale con cui i Cavalieri furono impegnati in numerose e celebri battaglie.

Ma nel 1291 essi furono costretti dai Musulmani ad abbandonare la Terra Santa; in un primo tempo si stabilirono a Cipro e poi dal 1310 nell’Isola di Rodi, da cui presero il nome divenendo Cavalieri di Rodi.

Nel 1530, persa anche Rodi, l’Imperatore Carlo V cedette all’Ordine l’Isola di Malta, dalla quale derivò il nuovo nome di Cavalieri di Malta che ancor oggi è il più usato.

Nel 1571 la flotta dell’Ordine contribuì alla sconfitta degli Ottomani nella famosa battaglia di Lepanto.

Due secoli dopo, nel 1798, Napoleone occupò l’isola di Malta per il suo grande valore strategico; i Cavalieri dovettero così lasciare i loro possedimenti, trasferendosi temporaneamente in varie città italiane e, dal 1834, definitivamente a Roma.

Oggi l’Ordine è presente in oltre 110 Paesi del mondo e, abbandonato l’impegno militare, realizza iniziative a carattere benefico e assistenziale sulle orme della sua originaria missione.


I Cavalieri di Malta ad Andorno:

La presenza dell’Ordine di Malta ad Andorno nel periodo che va dal XV al XIX secolo, è legata sia alla storia locale, sia alle sopracitate vicende che lo coinvolsero nel tempo.

All’epoca della fondazione della Commenda (1490) il paese e l’intera Valle del Cervo erano sottoposti a Biella e con essa facevano parte dei possedimenti sabaudi del Piemonte nord orientale acquisiti da Amedeo VI nel 1379 quando gli andornesi chiesero l’appoggio dei Savoia e la loro successiva sottomissione per liberarsi dalla spietata signoria del Vescovo Fieschi di Vercelli.

In seguito passò al conte Ibleto di Challant e ai suoi eredi che ne ebbero il possesso per oltre due secoli.
Nel 1561 Emanuele Filiberto di Savoia concesse ad Andorno la piena autonomia da Biella e nel 1621 l’intero territorio (comprendente i quattro cantoni di Cacciorna, Sagliano, Tavigliano e Valle) divenne Marchesato di Andorno.

La convivenza tra i vari cantoni non fu mai facile, causa le distanze e le caratteristiche diverse di un territorio così vasto da comprendere l’intera Valle del Cervo; così tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700 si assiste ad un progressivo smembramento in 10 Comuni indipendenti.

Il capoluogo Cacciorna mantenne la denominazione di Andorno Cacciorna, mutato poi in tempi recenti in Andorno Micca in onore del patriota Pietro Micca.

Un’analoga sorte seguì anche l’organizzazione religiosa della Valle; mentre fino a tutto il 1500 la chiesa di San Lorenzo di Andorno era l’unica parrocchiale (retta da due concurati), a partire dal secolo successivo ha inizio il frazionamento che porta alla nascita e alla consacrazione di nuove chiese parrocchiali.

In questo quadro storico si inseriscono le sedi dei tre Ordini monastici regolari presenti ad Andorno: il convento delle monache cistercensi di S. Maria della Sala (o del Castello), il convento di San Francesco dei Padri Cappuccini e la Commenda di S. Maria delle Grazie dell’Ordine di Malta.
Le ragioni che possono aver spinto i Cavalieri di Malta a scegliere Andorno quale sede di un loro beneficio si ipotizzano di varia natura; se, da un lato, la posizione geografica del paese lo escludeva dalla grandi vie di comunicazione di cui si servivano pellegrini e mercanti, è pur vero che era presente una fitta rete di strade locali che lo collegavano alle vicine vallate percorse abitualmente da contadini, artigiani, commercianti e pastori; inoltre è da tenere in considerazione la centralità della Valle del Cervo rispetto ai numerosi Santuari e Sacri Monti sorti nel corso dei secoli in questa porzione di arco alpino.

Infine occorre tenere presente che fin dal XIV secolo Andorno rappresentava una delle comunità più popolose del Biellese, i cui abitanti sapevano ovviare alla povertà del territorio con l’esercizio congiunto di più attività (agricoltura, pastorizia, artigianato).

In questo contesto si delinea la presenza dei Cavalieri di Malta ad Andorno a partire dal XV secolo.

La Commenda di Santa Maria delle Grazie

La Commenda di Santa Maria delle Grazie nacque ad Andorno nel 1490 ad opera del fondatore frà Guglielmo Beretta; nella ricerca dei terreni adatti alla sede del Beneficio egli scelse un luogo di spicco, sulla sommità della collina detta “della Vergine” che sovrasta a nord-est l’abitato di Andorno ed è ben visibile da tutta la bassa Valle Cervo.

Secondo fonti attendibili, anche se non convalidate da assoluta certezza, pare che sulla collina vi fosse una preesistente costruzione romanica (un oratorio, una cappella campestre oppure la chiesa di un ordine o di una confraternita) dedicata a Santa Maria delle Grazie, il cui culto si era da molto tempo diffuso nel mondo occidentale, e in particolare nel Biellese, dove la devozione alla Madonna fu sempre molto sentita.

Si tratta di un’immagine sacra molto antica di origine orientale; a lei i fedeli si rivolgevano per chiedere protezione contro la peste, e, più in generale, salvaguardia della salute.

Era invocata come “Vergine delle Grazie”, “della Misericordia” o “del Mantello” (in riferimento all’iconografia che la ritrae in atteggiamento di proteggere i fedeli sotto il suo ampio manto).

Si può quindi pensare che i Cavalieri di Malta abbiano scelto la collina della Vergine, accettandone la precedente intitolazione, e affiancandovi la figura del loro patrono San Giovanni Battista.
Vedere l’immagine della pala dell’altar maggiore raffigurante la Vergine delle Grazie che oggi si trova presso la chiesa di Tavigliano.

Ciò che oggi appare ai nostri occhi come “Commenda di Malta” (ossia la casa del rettore) è monumento di interesse storico-architettonico ed è stato oggetto di un lungo lavoro di restauro e rifunzionalizzazione promosso dal Comune di Andorno Micca a partire dal 1996 fino a tutto il 2002.

L’edificio odierno è parte di un complesso originario molto più grande il cui fulcro era la bella chiesa sovrastante l’abitato sui cui resti sorse a fine Ottocento la Villa Cerruti (poi Villa Biglia) nel cui fabbricato si trova ancor oggi la “torretta” che si pensa essere un riattamento dell’antico campanile.

L’edificio ha ospitato nel secolo scorso la clinica “La Madonnina” e, a partire dagli anni Settanta è stato adibito a Casa di Riposo con la denominazione di “Casa del Sorriso”.

Oltre a questi due edifici, l’antico beneficio era comprensivo di cascine e terre, sia nei dintorni che in luoghi ben più lontani (l’azienda agricola “della Cocarella” a Ronco Biellese e la cascina “Molinetto” di Tronzano) acquistati da Guglielmo Beretta per dotarlo di una rendita tale da renderlo pienamente autonomo.

Terminato il suo ruolo di fondatore, nel 1503 egli fu rilevato dall’incarico e sostituito dal nuovo rettore Giovanni Paolo de Serenis al quale succedette nel 1530 il nipote Antonio de Serenis.

Negli anni successivi, a partire dal 1547, la chiesa e tutti i relativi beni furono requisiti da alcuni famiglie nobili locali, gli Scaglia di Verrua e Giovanni Lanza di Ronco marchese di Masserano.

Ciò diede vita ad una lunga causa che si concluse a favore dell’Ordine nel 1573.

Agli inizi del ‘600 il nuovo rettore Paolo Avogadro offrì a Carlo Antonio Dal Pozzo, allora arcivescovo di Pisa, i beni del “Molinetto” di Tronzano in cambio di tre cartelle di debito pubblico dello Stato Pontificio.

Gli Andornesi e gli stessi Cavalieri di Malta cercarono inutilmente di opporsi a tale permuta che, privandoli di una rendita, poteva essere causa di difficoltà economiche per il futuro.

Nel 1622, alla morte di Paolo Avogadro, al quale succedette Giovanni Liatto, S. Maria delle Grazie perse di fatto la sua autonomia e venne unita alla Commenda dei S.S. Giovanni e Nazario d’Ivrea, pur rimanendo sempre sottoposta al Priorato di Lombardia, come lo era stata dalle origini.
A partire da questo periodo i rettori della Commenda andornese vennero scelti tra i membri di alcune famiglie borghesi locali: Levera (i più numerosi), Liatti, Corte, Serpentiero…
Nel 1636 i frati cappuccini concordarono con i Cavalieri di Malta la fondazione di un loro monastero ad Andorno; la nuova opera sorse sul versante nord occidentale della collina della Vergine, andando ad aggiungersi alle due case religiose già esistenti e all’Oratorio di San Rocco, sorto nel 1630 a mezza costa della collina stessa. Vedere l’immagine della collina della Vergine di Andorno: spicca dall’alto S. Maria delle Grazie.

Il XVII fu il periodo di maggior affermazione dell’Ordine di Malta ad Andorno; la Chiesa di S. Maria vantava un numero sempre crescente di fedeli, con una crescente richiesta di uffici sacri, il che suscitò reazioni polemiche nei due curati della parrocchiale di San Lorenzo, Giovanni Pezzia e Giacomo Bonesio, i quali nel 1638 si appellarono al Vescovo di Vercelli perché ponesse fine a questa situazione.

Ne nacque una causa con l’allora rettore Giovanni Corte che ne uscì con esito a lui favorevole due anni dopo; ma la rivalità tra le due chiese in realtà continuò, alimentata dall’ambiguità della divisione delle competenze, non solo spirituali, ma anche economiche, che entrambe ricevevano dalla comunità.

Sono di questo periodo anche numerose donazioni di terreni ed immobili che andarono ad arricchire la situazione patrimoniale della Commenda; una particolare donazione, ricevuta dalla famiglia Levera, conferì pure ai Cavalieri la facoltà d’uso delle acque del rio Nelva che, nascendo dal monte Casto, attraversa Tavigliano ed Andorno e lambisce lateralmente la collina di S. Maria. Fino al XVII secolo esso fu utilizzato solo per fini agricoli e pastorizi, poi, a partire dal tardo Settecento, le sue acque furono incanalate e sulle sue sponde sorsero stabilimenti industriali per la lavorazione di pelli e tessuti, un cappellificio ed una fornace.

Il XVIII secolo vide i rettori della Commenda impegnati in opere tese alla conservazione del loro beneficio; ma gli ultimi anni riservarono loro brutte sorprese. In seguito alle lunghe guerre con la Francia napoleonica, il Regno sabaudo si era venuto a trovare in gravi difficoltà finanziarie e aveva perduto una consistente parte dei suoi territori.

Per sanare il grave deficit pubblico il governo decise di confiscare i beni degli Ordini religiosi, tra i quali l’Ordine di Malta; i Cavalieri dovettero così provvedere alla consegna della Commenda che nei primi anno dell’Ottocento fu posta in vendita dal nuovo governo francese subentrato in Piemonte.

I beni furono venduti all’asta a Vercelli, divisi in lotti; e così il beneficio di S. Maria delle Grazie, scorporato in case, cascine e terre entrò a far parte dei patrimoni famigliari della borghesia del tempo.

La Chiesa di Santa Maria delle Grazie

La prima descrizione della Chiesa di Santa Maria delle Grazie risale al 1609; in quell’anno l’allora rettore Paolo Avogadro fece redigere un “cabreo” (inventario dei beni degli Ordini ecclesiastici comprensivo di mappe, elenchi e stime delle proprietà) dal quale risulta che si trattava di un edificio di notevoli dimensioni che, stagliandosi dall’alto della collina, suscitava una certa reverenza negli andornesi, elevandola al ruolo di pseudo - parrocchiale.

Una descrizione più dettagliata è fornita poi dalla relazione della visita priorale del 1625: internamente la chiesa era lunga circa 29 metri e larga 15, suddivisa in tre navate, lastricata in quadrelle di cotto, illuminata da strette finestrelle e completamente imbiancata alle pareti.

L’aspetto esterno era piuttosto austero: la facciata principale era decorata in modo semplice da un acquerello riproducente l’Annunciazione ed il tema era richiamato anche dagli intarsi del portale d’ingresso al di sopra del quale vi era la croce ottagona bianca in campo rosso che è il simbolo dell’Ordine.

Degno di particolare nota è il portale laterale, aperto a occidente, il quale era evidenziato da un’elaborata sovrapposizione di cornici ad arco realizzate in cotto; completavano l’insieme la statua di San Giovanni Battista, patrono dell’Ordine, la croce ottagona ed un affresco della Natività.
Il campanile era adiacente al fianco sud-ovest ed era dotato di tre campane e di un orologio; si innalzava di ben cinque piani al di sopra della chiesa, delimitati da altrettanti marcapiano e finestre bifore.
Vedere l’immagine della chiesa di S. Maria delle Grazie in una antica raffigurazione:
inizialmente gli altari erano tre, posti ognuno all’estremità di ogni navata; l’altare maggiore era dedicato alla Vergine delle Grazie, mentre gli altri due erano intitolati alla SS. Trinità e al S. Rosario. Nei secoli successivi furono elevati nuovi altari lungo le navate laterali, e, a parte l’altare maggiore, la loro intitolazione variò più volte nel tempo.

Affacciato da sinistra sulla navata centrale vi era poi il bel pulpito ligneo che oggi, previo adattamento, si trova nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo.

Commissionato da Paolo Avogadro agli inizi del ‘600, esso è attribuibile all’intagliatore andornese Giuseppe Argentero; i pannelli di cui è composto raffigurano i quattro evangelisti ed alcuni episodi della vita della Madonna (la nascita, l’annunciazione, la glorificazione).

Per quanto riguarda la manutenzione della chiesa, alle spese ordinarie provvedevano i rettori con i tributi versati dalla popolazione in forma di elemosine e con il proprio personale patrimonio, mentre quelle straordinarie erano a carico dei commendatori che ne rendevano contro ai loro superiori del Priorato di Lombardia al quale la Commenda di Andorno era sottoposta; non mancavano inoltre donazioni da parte di privati.

Tra le opere di maggior importanza compiute nel XVII secolo risulta la riparazione dell’antico organo, la costruzione di due stanze voltate sopra la sacrestia (adibite a dimora dell’eremita), l’innalzamento delle volte delle cappelle e del coro.

A sostegno di queste opere provvedettero anche le varie Confraternite che la Chiesa accoglieva per l’esercizio dei propri riti e devozioni presso gli altari a loro dedicati ( Confraternita della S.S. Trinità, Confraternita della S.S. Concezione…).

Di notevole rilevanza furono pure le spese sostenute in varie epoche per la statica della struttura stessa a causa della particolare morfologia del terreno, la cui stabilità era condizionata dall’abbondanza delle precipitazioni; numerose furono, a più riprese, le opere di rinforzo dei fianchi della collina e di consolidamento delle fondamenta.

Nel XVIII secolo l’intero edificio accusava il peso degli anni, richiedendo sempre più costosi e delicati interventi; la stessa comunità andornese non era più favorevole a contribuire ulteriormente al mantenimento della chiesa la quale, quando fu posta all’incanto nel 1806, si trovava ormai in condizioni più che mediocri.

Quando nel 1856, dopo alcuni passaggi di proprietà, il complesso fu acquistato da Carlo Cerruti, la chiesa risultava distrutta; non si sa se essa crollò sotto il peso dell’incuria o se fu definitivamente demolita per far posto a quella che fu poi la Villa Cerruti e successivamente Villa Biglia.

Vedere l’immagine della veduta panoramica di inizio Novecento: si notano, in alto, la villa e l’antica casa del rettore; in primo piano vi è lo stabilimento idroterapico “La Salute”, oggi adibito a Municipio e Scuola Elementare, circondato dal parco che, in parte, esiste ancora oggi.

La Casa del Rettore

L’unico superstite dell’antico beneficio di Santa Maria delle Grazie sulla collina della Vergine è oggi quello che un tempo costituiva la dimora del rettore; nonostante le notevoli dimensioni, esso non fu mai adibito a ricovero per forestieri e ammalati, in quanto i frati cappellani di Andorno non erano legati a obblighi ospedalieri.

La struttura è composta essenzialmente in laterizio, rinforzato nel corso dei secoli da “placcaggio” in pietra per conferirgli maggiore solidità a causa della cedevolezza del terreno.

A tale scopo doveva servire anche l’alto basamento in pietra che scende di un metro e mezzo al di sotto dell’attuale piano di calpestio e che tende a conferire all’edificio l’aspetto di una piccola fortezza; si tratta di muri massicci che in certi punti superano anche il metro di spessore, come pure i setti interni variano da 50 a 70 cm.

I terreni circostanti erano adibiti a giardino, prato, orto e frutteto e fornivano una discreta produzione agricola ad uso del rettore stesso; l’acqua che necessitava all’irrigazione, nonché all’uso abitativo, era fornita da un pozzo situato nella corte.

Al piano terra si trovavano quattro locali con volta a crociera destinati ad uso di servizio, a stalla (probabilmente per animali di piccola taglia come pecore e capre) e a cantina (la “crotta” era il locale di nord-ovest che, avendo due pareti contro terra, ben si adattava alla conservazione del vino).

Nel settecento anche la cucina venne trasferita al piano terra (nella stanza di sud-ovest dove si trova un grande camino), lasciando al primo piano gli ambienti di rappresentanza ai quali si accedeva tramite la ripida scala a chiocciola della torre.

Il torrione, posto sul fianco nord-ovest, costituisce uno degli elementi più significativi dell’intero edificio; alla sua sommità si trovava una “colombaia”, illuminata da finestre bifore, adattata a stanzino nel corso degli anni.

Salendo la torre, al primo piano si apriva l’ingresso principale che, tramite una galleria, portava alle varie stanze.

Contrariamente al piano terra, solo la galleria mostrava soffitto a volta, con una sequenza di sei crociere; gli altri ambienti erano coperti da soffitti piani di legno e la pavimentazione era costituita da pianelle in cotto.

Infine il secondo e ultimo piano, al quale pure si accedeva tramite una galleria, era riservato alle stanze private del rettore.

Le due gallerie erano poste al lato ovest dell’edificio che si presenta come il più complesso ed interessante dell’intera costruzione.

Entrambe sono realizzate in laterizio, pur risalendo ad epoche diverse. La più antica è quella del primo piano che consta di archi acuti con mattoni posti di punta, mentre quella superiore presenta archi a tutto sesto con mattoni posti di taglio.

Nel corso dei secoli le arcate del primo piano (e in parte anche quelle del secondo) vennero chiuse da muro pieno per ricavarne ulteriori locali, ma soprattutto per conferire ulteriore stabilità all’edificio.

Infatti, come già detto per la chiesa, anche qui la cedevolezza del terreno, aggravata dalle frequenti precipitazioni, fu causa di frequenti interventi sulla struttura.

Inoltre, all’ inizio dell’Ottocento, quando l’immobile fu confiscato dallo Stato, i Cavalieri persero su di esso ogni diritto e fu lasciato per anni in stato di abbandono.

Ciò consentì di offrirlo all’asta con un valore di sottostima, e da allora seguì vari passaggi di proprietà fino ai giorni nostri.

Nel 1942 la “Commenda di Malta” di Andorno venne dichiarata bene nazionale di interesse storico e artistico, e pertanto soggetta a salvaguardia garantita dalla legge.

Vedere l’immagine la casa del rettore dopo i lavori di restauro terminati nel 2002.